GENITORE IDEALE – RELAZIONE EMPATICA

Purtroppo, siamo tutti vittime del pensiero comune, dell’ubbidienza come virtù superiore alle altre e soprattutto del suo ottenimento con tutti i mezzi a disposizione… perché l’alternativa è essere considerati cattivi genitori.

 

TI SEI MAI CHIESTO COME DOVREBBE ESSERE IL GENITORE IDEALE?

GENITORE IDEALE- RELAZIONE EMPATICAJPEG

“Un uomo che è stato l’indiscusso favorito di sua madre mantiene per tutta la vita l’atteggiamento interiore di un conquistatore, quella fiducia nel successo che di frequente porta al successo effettivo”. (Sigmund Freud, Un ricordo d’infanzia tratto da “Poesia e verità” di Goethe, 1917)

La preoccupazione principale di un genitore che vuole essere un buon genitore, anche di chi non necessariamete vuole essere il genitore ideale, è quella di fare del suo meglio nel educare i propri figli. E su questo non ci sono dubbi.

Tutti i genitori amano i propri figli e vogliono il meglio per loro, è molto raro che non sia così. Allora perché è così difficile farlo e i risultati così poco soddisfacenti, lungi dall’essere all’altezza delle nostre aspettative, nonostante i sacrifici e l’ impegno quotidiano messo in atto?

“Il vero perfetto Papà non delega del tutto alla mamma la diseducazione e rovina del proprio figlio.” (Aldo Busi, Manuale del perfetto papà, 2001)

 

È evidente che stiamo sbagliando qualcosa. Anche se non credo che ci sia una ricetta miracolosa che possa insegnare come far crescere figli totalmente felici e con tutte le carte in regola per esserlo per tutta la vita, ho la certezza che possiamo modificare alcune cose che nel lungo termine possano migliorare drasticamente sia il rapporto con i nostri figli che favorire la loro crescita armoniosa.

“Visto che non puoi cambiare i tuoi figli, proponi loro un’altra madre.” (Christiane Collange, Io, tua madre, 1985)

 

La principale occupazione per una neo mamma e l’assunzione di un’assoluta responsabilità della vita di suo/a figlio/a. Quindi si preoccupa di nutrirlo/a, di curarlo/a e di provvedere a tutte le sue necessità. Lo fa talmente bene, che in alcuni casi si dimentica addirittura di se stessa e delle proprie necessità.

Se ci si fa caso però, fin da piccoli le domande ricorrenti quando i figli vengono affidati ad altre persone, sono “ha mangiato?”, “ha fatto i bisogni?”, “ha dormito?” etc.

“Essere mamma non è un mestiere. Non è nemmeno un dovere. È solo un diritto fra tanti diritti.” (Oriana Fallaci, Lettera a un bambino mai nato, 1975)

 

Come genitori però, oltre a preoccuparci per le loro necessità fisiche, soprattutto ci preoccupiamo della loro standardizzazione. Siamo tutti affetti dalla stessa “malattia”: educare prima possibile dei figli ubbidienti, che ci facciano sentire bravi genitori, fieri di loro e dei loro comportamenti all’interno della società.

Quindi, anche e soprattutto che non ci espongano al giudizio della scuola o degli altri genitori, che purtroppo sono spesso prontissimi a criticarci per sentirsi anche loro un po’ migliori. A loro volta soffrono della nostra stessa “malattia”, quindi hanno anche loro bisogno di sentirsi bravi attraverso i risultati ottenuti tramite il comportamento dei bambini e non giudicati dagli altri.

In realtà quello che ci interessa e che è veramente importante per noi adulti è evidente dal modo in cui li trattiamo e da come ci rivolgiamo loro. A mano a mano che crescono, il nostro interesse si sposta infatti dalle loro necessità fisiche verso le necessità di standardizzazione, attraverso l’ubbidienza e la capacità di assunzione degli obblighi: “Hai fatto i compiti?”, “che voto hai preso tu…, e gli altri?”, “ non aiuti mai in casa, devi essere più responsabile, alla tua età io…”, “devi riordinare la tua stanza, se arriva qualcuno…”, etc.

“Anche il più turbolento, il più violento, il più ribelle dei figli è tale solo con l’espressa autorizzazione del padre, ed è il padre che, per una ragione a lui ignota, ha bisogno di quel sobillatore, di quella spina piantata nel cuore della famiglia.” (Muriel Barbery, Estasi culinarie, 2000)

 

Questo approccio, questa necessità di responsabilizzarli in tutti i modi prima possibile, crea non poche difficoltà agli adulti.

Ci si sente costantemente sotto pressione, dovendo ottenere determinati risultati stabiliti in qualche modo dall’esterno. Inoltre si devono fare i conti anche con la ribellione e le resistenze da parte del bambino, sia perché lo percepisce come una violenza alla sua natura, al suo libero e vero modo di essere, sia perché avverte l’urgenza e il nervosismo del genitore.

“Quando tua madre ti chiede: “‘Vuoi un consiglio?'” si tratta di una pura formalità. Non importa se rispondi sì o no, te lo darà comunque.” (Erma Bombeck, cit. su The Week, 2002)

 

Personalmente, adoro tutti quei bambini che lottano quotidianamente contro delle modalità poco consone alla loro natura, contro metodi poco rispettosi dei loro bisogni, che hanno il coraggio di subire punizioni per far valere il loro diritto di esprimere il sentire interiore e, che non si piegano al volere del adulto senza aver almeno provato ad affrontarlo.

Lo so, con questo alcuni non saranno d’accordo, anzi forse la maggioranza, ma non importa. Questo sito esiste per questo, per cercare di piantare dei piccoli “semi di dubbio” nelle vostre menti, che nel tempo porteranno frutto (forse…, lo spero) almeno nel cuore di alcuni.

Purtroppo, siamo tutti vittime del pensiero comune, dell’ubbidienza come virtù superiore alle altre e soprattutto del suo ottenimento con tutti i mezzi a disposizione… perché l’alternativa è essere considerati cattivi genitori.

“Credo che si diventi quel che nostro padre ci ha insegnato nei tempi morti, mentre non si preoccupava di educarci. Ci si forma su scarti di saggezza.” (Umberto Eco, Il pendolo di Foucault, 1988)

 

Ma allora, mi chiedo perché non provare, per qualche giorno almeno, a concentrarci su altro, a vedere se ci sono cose da fare con modalità diverse da quelle che abbiamo già utilizzato finora?

Ad esempio se soltanto ci facessimo influenzare un pò meno da ciò che gli altri ci dicono che sia il giusto modo di educare…?

Se soltanto ci allontanassimo un pò dai canoni richiesti dall’attuale società e ascoltassimo un pò di più quello che risuona dentro di noi come verità..?

Se soltanto cercassimo di più quell’istinto materno o paterno che è insito nella natura umana…?

“Una bambina a cui fu chiesto dove fosse casa sua rispose: <<Dove c’è la mamma>>.”(Keith L. Brooks, cit. in Stories for the Family’s Heart, 1998)

 

Vorrei proporre un suggerimento che qualsiasi adulto può facilmente provare e verificarne subito l’efficacia o meno. La prossima volta che vedrai tuo figlio tornare da scuola (vale anche per gli insegnanti con i propri alunni), prova a sorridergli, a gurdarlo negli occhi, dirgli che sei contento/a di vederlo e chiedergli semplicemente come si sente.

Puoi provare con un’infinita gamma di domande, tutte ugualmente efficaci, ad esempio: “Hai avuto una buona giornata?”, “che sfide hai dovuto affrontare oggi?” (è scontato che ne abbia affrontato almeno una), “qual’è il tuo desiderio più grande in questo momento?”

Per mia esperienza personale, vi posso assicurare che assisterete a dei veri e propri miracoli, oltrettutto se protratto nel tempo. 😉

“Una buona madre vale cento maestri, perché questi vi istruiscono, mentre la mamma vi educa il cuore col sentimento.” (Angelo Mazzoleni, Il carattere nella vita Italiana, 1878)

 

Quanto detto finora non vuole assolutamente passare il messaggio che non è importante il fatto che i nostri bambini crescano educati, che il nostro ruolo non preveda degli insegnamenti e delle regole da impartire, in sostanza che diventino dei bravi cittadini futuri. Assolutamente no.

Ma è importante e molto più appagante, sia per noi che per loro, nonché una sicurezza della buona riuscita della relazione, che ci si preoccupi della persona per prima cosa in assoluto, e della sua emotività.

Una volta creata una buona relazione empatica, l’ insegnamento di qualsiasi cosa sarà facilitato e addirittura, in moltissimi casi automatico, senza fatica, senza necessità di urla o rimproveri.

“La saggezza del padre è il più grande ammaestramento per i figli.”  (Democrito, Frammenti, V-IV sec. a.e.c.)

 

Essere disponibili nei loro confronti, fargli capire che sono importanti per noi, che proviamo piacere ad occuparci di loro e del loro avvenire, che siamo felici di passare del tempo insieme a loro, renderà questi piccoli cuccioli d’uomo, future persone sicure di sé, con una buona autostima, in grado di riconoscere e praticare l’amore, l’unica virtù veramente necessaria a vivere una vita piena e con sane relazioni.

Provare per credere… non ti chiedo mica di fidarti di ciò che dico io. Ricorda solo che non hai nulla da perdere e che in pocchi giorni non potrà diventare un selvaggio. Se non sarai soddisfatto, potrai ritornare velocemente alle modalità precedenti, fatte di ricatti, manipolazioni e imposizioni… Buona pratica!

Spero che l’articolo ti abbia fatto riflettere anche solo un pò sulle modalità educative messe in atto da te o da altri che conosci e in qualche modo sia riuscita a piantare quel “piccolo semino dubbioso” da qualche parte dentro te stesso/a.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi ti chiederei di riportarle nei commenti qui sotto. Grazie!

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Autore: Amministratore

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