SCUOLA IDEALE – METODO MONTESSORI, UN AIUTO NELLE DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO

maria montessori

SCUOLA IDEALE – METODO MONTESSORI, UN AIUTO NELLE DIFFICOLTÀ DI APPRENDIMENTO

Nella scuola di oggi, regnano le difficoltà d’apprendimento. Nelle classi sono più i ragazzi con diagnosi (o senza diagnosi, ma che ne avrebbero bisogno), di quelli cosiddetti “normali”. Tra le numerose diagnosi troviamo termini come sindrome, deficit e disturbo.

Una cosa in particolare accomuna però tutti questi termini. Sono tutti rigorosamente di carattere neurologico e gestiti tutti dal DSM (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali).

Si hai capito proprio bene, sono portatori di diagnosi di ogni tipo dovute a disturbi e deficit neurologici. Non nascondiamoci dietro ad un dito e diciamo le cose come stanno, in poche parole, a questi figli “non funziona bene il cervello”.

Ok, ora basta, ora torno ad essere me stessa. Che ci sono dei problemi non lo nega nessuno. Siamo veramente alle prese con mille difficoltà di apprendimento, ma che puntualmente cerchiamo di risolvere con un’unica soluzione, a parer mio, sbagliata.

“Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino”. – Maria Montessori

Proviamo a vedere perché dico che le soluzioni proposte sono sbagliate… Prima di tutto, qualsiasi soluzione che noi possiamo pensare di mettere in atto, non deve creare più problemi di quelli che avevamo in partenza e deve essere anche sostenibile.

Spesso, per ottenere dei programmi di studio personalizzati, ausili a supporto della didattica o altri strumenti compensativi o dispensativi che siano, in realtà etichettiamo creando solo una diversità che fa male, molto male al bambino.

Abbiamo bisogno di aiutare il ragazzo ad apprendere, ma allo stesso tempo lo mettiamo in condizione di sentirsi diverso dai compagni, incapace di imparare come gli altri, quindi automaticamente con problemi.

Più che in altri momenti della vita, nel periodo scolastico c’è una grande fragilità dovuta alla personalità che si sta ancora concretizzando. I ragazzi hanno un forte desiderio di riconoscimento sociale e nasce il bisogno di appartenenza, la voglia di fare gruppo.

Abbiamo bisogno di aumentare gli strumenti e le strategie per aiutarli a recuperare la dove ci sono difficoltà, ma c’è necessità di creare una scuola inclusiva.

Tutte queste modalità diverse, strumenti diversi, sicuramente utili per favorire l’apprendimento, dovrebbero essere a disposizione di tutti e non solo del “soggetto con difficoltà”.

Se ci sono canali multipli che permettono di arrivare allo stesso risultato, cioè ad apprendere una determinata abilità o competenza, perché dobbiamo ostinarci ad utilizzarne sempre solo uno e fare una deroga solo per lui, “quello diverso”?

“L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino a essere grande.” -Maria Montessori

Siamo presuntuosi, non li ascoltiamo… noi sappiamo già tutto quello di cui loro hanno bisogno e loro devono ascoltarci e fare ciò che noi abbiamo deciso per loro. Più loro si conformano alle nostre indicazioni, più siamo soddisfatti della nostra capacità di “educarli”.

Peccato che non si tratta di educazione ma di addomesticamento, di esercitare il nostro potere su di loro.

L’adulto non ascolta e non capisce il bambino, quindi è in una lotta continua con lui. Guerre di potere per ottenere la loro attenzione, per ottenere il loro silenzio in aula, per ottenere la loro ubbidienza, per ottenere il loro rispetto…

Si pretende il rispetto, avvalendosi solamente di un ruolo che è vero, ne è portatore in se stesso, ma che non dovrebbe essere questa l’unica motivazione del rispetto che loro dovrebbero nutrire nei nostri confronti.

Ma se togliessimo tutti gli strumenti di potere dalle mani degli adulti, in qualche modo gli insegnanti sarebbero costretti a trovare delle strade alternative.

Se provassimo ad eliminare i voti, le verifiche, le note sul registro, cosa rimarrebbe in possesso dell’insegnante per esercitare il suo potere sull’alunno? Esatto, nulla!!!

“C’è troppo poco umorismo nelle nostre scuole e certamente ce n’è troppo poco nelle riviste di pedagogia.” – Alexander Neill

Quindi sarebbe possibile portare l’alunno a seguirci e ad apprendere senza che sia in qualche modo costretto? In sostanza, se l’alunno non fosse obbligato dalla paura a studiare, dovrebbe essere motivato in un altro modo proprio dall’insegnante.

Come potrebbe fare un insegnante a motivare il bambino se non diventando lui stesso un catalizzatore attraverso la propria motivazione, la gioia nel fare il suo lavoro, la propria passione?

Il rispetto verso il ragazzo, per i suoi tempi, per le sue naturali inclinazioni e i suoi peculiari talenti, valorizzare le sue qualità, incitandolo a superare se stesso, forse diventerebbero questi gli unici strumenti utili.

Prendiamo qualche spunto e facciamo qualche riflessione con l’aiuto di Maria Montessori:

  • L’adulto non ha compreso il bambino e l’adolescente e perciò è in una continua lotta con lui.
  • Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.
  • La figura del bambino si presenta possente e misteriosa, e noi dobbiamo meditare su di essa perché il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro.
  • I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro.
  • È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.
  • Il più grande segno di successo per un insegnante è poter dire “i bambini stanno lavorando come se io non esistessi”.
  • L’educazione è un processo naturale effettuato dal bambino, e non è acquisita attraverso l’ascolto di parole, ma attraverso le esperienze del bambino nell’ambiente.
  • Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
  • Queste parole rivelano l’intimo bisogno del bambino, “Aiutami a fare da solo”.
  • Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare.
  • Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.

“Questo è il nostro compito nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino.” -Maria Montessori

La società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per ricavarne maggior energia e maggiori possibilità per l’umanità futura.

Spesso li vediamo solo come alunni, ci scordiamo della loro umanità, delle loro emozioni, dei loro bisogni e del loro benessere psicologico, mettendo l’attenzione solo sulle informazioni da memorizzare.

Li consideriamo vasi vuoti da riempire, steli storti di alberelli da raddrizzare, quando invece dovremmo essere semplicemente al loro servizio per aiutarli a trovare la loro strada, a fornirli gli strumenti perché imparino da soli, dalle esperienze e dalla vita, oltre che dalla scuola.

Dovremmo essere presenti in caso di bisogno, come un dizionario da consultare per dare un significato o chiarire un proprio pensiero. Un alleato fidato, una guida e niente di più.

Ricordiamoci che un ragazzo può venire escluso dal gruppo a causa della sua diversità, della sua etichetta. Inoltre speso viene identificato e valutato anche a casa in base al suo rendimento scolastico.

La sua vita privata e famigliare dipendente dalla sua pagella e la formazione della sua autostima e della sua personalità variano notevolmente in base al successo o all’insuccesso scolastico.

“La nostra pedagogia consiste nel riversare sui fanciulli risposte senza che essi abbiano posto domande, e alle domande che pongono non si dà ascolto.” – Karl Popper 

Per concludere, osservazione del bambino, rispetto per la sua natura, riconoscimento delle potenzialità individuali, ambiente, legami, gioia di insegnare e di guidare, pazienza, lavori di gruppo ed esperienze pratiche, sono tutti strumenti per favorire l’apprendimento nel rispetto della naturale predisposizione dei bambini.

E tu, cosa ne pensi del metodo montessori? Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

Se l’articolo ti è piaciuto puoi sentirti libero/a di condividerlo. Ricordati di registrarti sul sito inserendo l’email nella sezione NEWSLETTER o di mettere like sulla pagina facebook  se vuoi ricevere i futuri articoli di bambino ideale

A presto!

GENITORE IDEALE -QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI

QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI?

Pensiamo di essere aiutati nel compito di educare i nostri bambini, affidiamo la loro istruzione alla scuola, cerchiamo tutti di fare il loro bene e di garantire loro il diritto allo studio, l’accesso al sapere, però…

C’è un grosso però… a scuola tutti stanno male! Tutti subiscono la scuola, bambini, insegnanti e anche genitori … A volte la scuola provocca danni!

“Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.” – Robert Maynard Hutchins

Siamo molto fortunati perché viviamo in una società democratica, perché abbiamo più che mai, il diritto e la possibilità di esprimerci attraverso molti canali, raggiungendo facilmente ogni angolo del mondo.

Viviamo in un mondo che permette nella maggior parte dei casi una libertà diffusa. Molti sono consapevoli che vivere in quest’epoca offre molto di più di quanto non era mai capitato in passato, in termini di opportunità e di accesso all’istruzione.

Abbiamo reso la scuola obbligatoria, abbiamo addirittura creato delle leggi per regolamentare questo diritto all’istruzione, per essere sicuri che non ci sia sfruttamento del lavoro minorile e per garantire l’ accesso al sapere a tutti i bambini.

Eppure… spesso la scuola rischia di provocare danni, creando più problemi che altro.

“La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.” -Piero Angela

Innanzi tutto, è stato detto e ridetto, è stato già sentito dire molte volte, la nostra scuola non è al passo col tempo. Il mondo cambia alla velocità della luce, ma la scuola resta sempre uguale.

Per fare un esempio, credo che nessuna azienda fondata nel secolo scorso e attualmente attiva sul mercato, esista ancora oggi perché ha utilizzato sempre le stesse procedure o li stessi macchinari per produrre i propri prodotti, o perché ha utilizzato le stesse tecniche di marketing che adoperava nel secolo scorso.

Invece a scuola è tutto lo stesso come era un secolo fa. Le materie sono rimaste le stesse ma se ne sono aggiunte altre in più, le informazione da ricordare sono le stesse ma sono solo aumentate e le modalità per tramandarle sono rimaste le stesse, anzi forse sono peggiorate.

“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.” – Jean Piaget

Ecco… credo che abbiamo realmente un problema e che sia proprio qui. Ripetiamo all’infinito le stesse cose che abbiamo appreso, senza considerare se sono effettivamente utili oppure no o se esiste un altro modo più efficace.

Mettere in discussione metodi e abitudini consolidate, tra l’altro largamente diffuse, crea una certa resistenza anche nelle menti più aperte.

Non riusciamo veramente a staccarci da convinzioni come “la vita è dura”, “lo studio è fatica”, “il lavoro è un dovere” o “bisogna responsabilizzarsi fin da piccoli per essere preparati alla vita”.

Pare che siano tutte teorie campate in aria, le consideriamo come una solita recente trovata new-age per vendere un nuovo libro. Questo di da diritto di continuare come abbiamo sempre fatto e di non permettere alcun cambiamento.

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino.” – Platone

Vantiamo una società libera, ma l’istruzione è d’obbligo. Anche se come abbiamo visto, i presupposti per istituire l’obbligo possono essere giusti, i risultati sono contrari a quanto ci si aspetterebbe da una società moderna e attenta al benessere del cittadino.

Per poter essere obbligatoria la scuola deve essere prima di tutto equa e quindi adatta a tutti, incentrata sul gioco e sul divertimento, sulla gioia di imparare. Invece li vogliamo responsabili e ammaestrati già dalla scuola dell’infanzia.

Dovrebbe essere garantito a ogni bambino lo stesso diritto di poter frequentare nel migliore dei modi e di ricevere non lo stesso metodo insegnamento, ma quello più adatto a ognuno, in base alle proprie capacità e alle proprie caratteristiche.

“L’istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev’essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi. Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.” –  Daniele Luttazzi

Abbiamo esami e verifiche che sono regolate su un modello che dovrebbe essere per tutti, ma che in realtà non si adatta perfettamente a nessuno. Abbiamo un’asticella tarata su un allievo ideale e chi non è all’altezza per qualsiasi ragione, viene etichettato come deficitario.

Viviamo inoltre in una società democratica, ma la scuola è rimasta despotica. Utilizziamo i voti e le note disciplinari come strumenti di potere.

Non mi stancherò mai di ripetere che i voti sono soggettivi e che non rispecchiano minimatene ciò di cui il ragazzo è capace o il suo Q.I., che incentiva la competizione invece della collaborazione e la selezione invece del recupero.

“Una scuola che costringa un adolescente a ricevere giudizi negativi, confronti frustranti con i coetanei e bocciature, è un sistema raffinato di tortura. E va contro non solo ai  principi di libertà, ma a tutte le odierne concezioni psicologiche e sociali in tema di educazione.” – Vittorino Andreoli

I voti umiliano, sono svalutanti. Vogliamo motivarli, invece otteniamo l’esatto contrario. Alunni demotivati che odiano la scuola. Ragazzi con perenne mal di testa o mal di stomaco che puntualmente spariscono durante le vacanze estive.

Inoltre il voto non è un metodo valido di valutazione del tempo dedicato allo studio. Spesso non viene dato per il merito dell’alunno, per quanto ha studiato, ma per la sua capacità di ricordare e di ripetere ciò che gli è stato insegnato.

Dipende molto dalla sua memoria, dalle conoscenze che già possedeva, dal tipo di argomento trattato, dal coinvolgimento di cui è capace l’insegnante, etc.

Non per ultimo, dipende anche dal benessere emotivo e psicologico del ragazzo, dalla sua autostima, dalla personalità e dalla sua storia vissuta fino a quel momento, dalla sua situazione famigliare etc.

“Per me, il peggio sembra essere una scuola che funziona con i metodi della paura, della forza e della autorità artificiale. Tale trattamento distrugge i nobili sentimenti, la sincerità e la fiducia degli alunni e produce un soggetto sottomesso.” – Albert Einstein

Vorrei ricordare a tutti gli insegnanti che hanno la volontà e l’umiltà di ascoltare, che i  ragazzi ai quali oggi trasmettete le vostre conoscenze, non sono solo degli alunni ma sono i nostri bambini. Sono il bene più prezioso che un genitore ha.

Vi vengono affidati per svariate ore al giorno e quindi avete un’influenza enorme su di loro. Quest’ influenza non riguarda solo la loro istruzione, ma anche la loro emotività, le loro relazioni, la fiducia in sé stessi, la loro capacità di essere validi uomini e donne in un futuro.

Sono gli adulti che domani avranno le redini del nostro paese. Che saranno i padri di domani e che a loro volta avranno dei bambini da educare. Saranno sempre loro anche quelli che governeranno e quelli che si occuperanno della nostra vecchiaia.

“Ho fatto una lista delle cose che non ti insegnano a scuola. Non ti insegnano come amare qualcuno. Non ti insegnano come diventare famoso. Non ti insegnano come essere ricco o povero. Non ti insegnano come lasciare qualcuno che non ami più. Non ti insegnano a capire cosa passa nella testa degli altri. Non ti insegnano cosa dire a qualcuno che sta morendo. Non ti insegnano niente che valga la pena sapere.” -Neil Gaiman

Già mi sembra di sentire chi dice che la scuola però deve trasmettere istruzione e per tutto il resto c’è la famiglia. È compito dei genitori occuparsi dei temi legati all’educazione, che non lo si può delegare alla scuola e che è la loro responsabilità.

Ok, sono d’accordo che la scuola non è una famiglia, che non ha questi obblighi e che è responsabilità dei genitori. Ma laddove c’è un problema, non lo si può solo scaricare sulla famiglia.

Se ad esempio, un bambino ha una difficoltà scolastica, anche se di apprendimento, si richiede l’intervento della famiglia. Se il problema è comportamentale si convoca nuovamente la famiglia.

È così per qualsiasi tipo di difficoltà che un bambino può avere a scuola. Bisogna solo augurarsi che il proprio figlio riesca a tenere sempre il passo, altrimenti per la famiglia e per il bambino incomincia un calvario decennale.

“Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?” – Daniel Pennac

Ma come può intervenire la famiglia nelle problematiche scolastiche del figlio?

Solo stimolandolo con ogni mezzo ad impegnarsi di più, con ore di recupero, compiti supplementari, ricatti o punizioni.

La famiglia non ha conoscenza di metodi per agevolare l’apprendimento del proprio figlio. Questo tipo di problema dovrebbe essere affrontato dalla scuola e non dal genitore che è del tutto incompetente.

Il bambino a questo punto subisce un crollo definitivo. Vive un calvario fatto di inadeguatezza sia a scuola e a casa.

Si sente umiliato a scuola perché invece di essere aiutato, viene criticato e fatto sentire inadeguato attraverso i bassi voti, dato che non sta al passo con gli altri. Si sente incompreso dai genitori perché, invece di essere compreso e sostenuto, subisce anche la pressione del loro comportamento inefficace.

“Sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami.” –  Karl Popper

È vero che la scuola non si deve occupare dell’ educazione, che è ovviamente compito del genitore, ma la scuola con il suo obbligo decennale dell’istruzione non deve interferire nella crescita emotiva e psicologica armoniosa del bambino.

Il sapere è importante, ma non lo è di più del benessere dei nostri figli. La conoscenza da sola inculcata in un piccolo essere reso insicuro delle proprie capacità, non può che rivelarsi un’enorme insuccesso.

La capacità di apprendere e di memorizzare passa attraverso il benessere psicologico e uno stato emotivo sereno del soggetto.

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola.” – Lev Tolstoj

Se non vogliamo che i nostri alunni diventino disinteressati allo studio, che acquisiscano col tempo la cosiddetta impotenza appresa impedendo poi qualsiasi tipo di apprendimento, allora vuol dire che forse è il caso di ammettere che la scuola non è fatta a misura dei nostri bambini.

Se non vogliamo che gli insegnanti fatichino a fare lezione o che la facciano per soli due o tre soggetti in grado di ascoltarli, vuol dire che dobbiamo ammettere che forse c’è qualcosa che non va nelle modalità di insegnamento.

Se non vogliamo che il rapporto tra genitori e figli si danneggi a causa della valutazione scolastica del bambino e non per la sua reale personalità, allora dobbiamo ammettere che è una scuola che utilizza metodi non adeguati ad una crescita armoniosa dei nostri ragazzi.

“La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino, fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.” –  Maria Montessori

Abbiamo una scuola d’obbligo, che invece di essere un diritto per i bambini, un accesso al sapere, per alcuni rischia di diventare una prigione, dove sono costretti a vivere per dieci anni.

Una scuola d’obbligo poco attenta al recupero dei soggetti con difficoltà, che vorrebbe essere inclusiva ma che in realtà premia la competitività, diventa un incubo per molti alunni.

Una scuola d’obbligo che mira a istruire le nuove generazioni, non può ignorare i danni collaterali che provoca nell’affettività e nella psiche, quindi nella vita e nel futuro dei nostri bambini.

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

Se l’articolo ti è piaciuto puoi sentirti libero/a di condividerlo. Ricordati di registrarti sul sito inserendo l’email nella sezione NEWSLETTER o di mettere like sulla pagina facebook  se vuoi ricevere i futuri articoli di bambino ideale

A presto!