Genitore ideale- Quali regole dare ai bambini?

Le regole, quali servono (o forse non servono) per educare i nostri figli? Quante e quali regole bisogna dare ai bambini? Quanta confusione…

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Quali regole dare ai bambini? Le regole, quali servono (o forse non servono) per educare i nostri figli? Quante e quali regole bisogna dare ai bambini? Quanta confusione…

Per poter prendere una posizione ed esprimere una propria opinione, abbiamo una grossa difficoltà da superare. Dovremmo cioè definire esattamente il significato della parola. Non possiamo parlare di una qualsiasi cosa, pensando tutti alla stessa cosa, ma che per ognuno ha un significato diverso.

“La regola d’oro è che non ci sono regole d’oro.” – George Bernard Shaw

Quindi, prima di tutto si dovrebbe sapere esattamente cosa significa la parola regola. Molto spesso si attribuiscono significati personali alle parole. Per evitare l’interpretazione soggettiva,  ci viene in aiuto il dizionario, con le sue varie definizioni:

  • Ordine costante, ripetutamente verificato, di una serie di eventi
  • Norma di comportamento dettata perlopiù dalla consuetudine, dall’esperienza
  • Misura, moderazione
  • Modalità convenzionalmente stabilita secondo la quale si svolge un’attività
  • Complesso di norme che governano la vita di un ordine religioso
  • Norma che prescrive un certo comportamento linguistico, etc.

“Non ci sono eccezioni alla regola, che a tutti piace essere un’eccezione alla regola.” -Charles Osgood

Se le regole sono un ordine costante, ripetuto, delle norme che regolano il comportamento, dettato dalla consuetudine, non verrà un pò a meno la fantasia e la creatività? Personalmente, mi vengono in mente le file indiane, le file di soldati, il cambio della guardia della regina Elisabetta…

Non sono forse dei movimenti stereotipati, sempre uguali, meccanici come quelli eseguiti da dei robot? Intendo, hai presente la differenza tra un sirtaki e una bachata?

“Per studiare musica, dobbiamo imparare le regole. Per creare musica, dobbiamo dimenticarle.” – Nadia Boulanger

La regola è però anche moderazione, modalità convenzionalmente stabilità, complesso di norme che regolano la vita e che prescrivono comportamenti…

Quindi le regole sono anche i limiti di velocità su strada, la guida a destra e i semafori, il galateo, il regolamento condominiale, etc. Sarai d’accordo con me che sti benedetti semafori ci servono, che non possiamo passare tutti insieme, o in base al fatto che il mio colore preferito sia il rosso piuttosto che il verde…

Quindi ste regole ci servono oppure no? Ma soprattutto quali regole dobbiamo insegnare ai nostri figli?

“Alcune regole non sono altro che vecchie abitudini che le persone hanno paura di cambiare.” – Therese Anne Fowler

Tutte le regole sono deleterie per i nostri figli e creano ribelione, quando vengono imposte, quando creano malessere, quando non c’è una ragione sufficientemente valida da impedire la trasgressione delle stesse.

L’abitudine di noi adulti è di forzare i bambini ad apprendere delle nostre regole. Spesso lo facciamo anche imponendole con tutti mezzi ai nostri figli.

Il semaforo rosso mi può salvare la vita e un bambino è sufficientemente intelligente da capire questo anche in tenerissima età. Quello che forse non riesce a capire potrebbe essere ad esempio, il perché non può fare la scarpetta sul proprio piatto, quando il sugo della nonna è così tanto buono, ed è invece meglio buttarlo via.

“Le regole sono per gli stupidi e non rappresentano per il saggio più che un orientamento generale.” -Wilbur Smith

Tornando al discorso del semaforo, abbiamo detto che è utile per salvarci la vita ed anche per facilitarci nel quotidiano, ma è pur sempre una convenzione, utile, ma semplicemente una convenzione socialmente condivisa.

Potremmo decidere tutti quanti che da domani si passi con il giallo e che per fermarsi bisogna aspettare il viola. Lo vediamo benissimo in Inghilterra come tutti guidano al contrario del resto del mondo. Hanno semplicemente scelto e deciso convenzionalmente che questa sarebbe stata la loro regola.

Potremmo inoltre dire che le regole sono anche fortemente influenzate dalla tradizione, dalla religione e dalla cultura di appartenenza. Indipendentemente dal fatto che siano (o vengano considerate) etiche o meno, esistono delle regole accettate convenzionalmente e che permettono determinati comportamenti.

La nostra cultura ha scelto ad esempio come regola la monogamia, a differenza di altre culture. Alcuni hanno la regola di venerare gli animali come le mucche, altri di mangiare animali domestici, altri ancora di ammazzare gli agnelli a Pasqua, altri hanno le regola di finire tutto nel piatto ed altri di lasciare l’avanzo, altri di fare l’albero a Natale.

“Tutte le leggi sono fatte da vecchi e da uomini. I giovani vogliono le eccezioni, i vecchi le regole.” -Johann Wolfgang Goethe

Ora, indipendentemente da ciò che ci viene imposto, fin da quando siamo bambini, abbiamo comunque una nostra struttura interna, un nostro temperamento, un nostro sentire interiore e una nostra propria coscienza, che non sempre riesce ad ammettere e condividere tutte le regole scelte da altri.

Quando obblighiamo i nostri figli ad accettare regole che non condividono, togliamo loro la creatività e reprimiamo la loro coscienza, a forza li adattiamo creando in loro disaggio e malessere. Tarpiamo loro le ali creando i presupposti per lo sviluppo di adulti frustrati che vivono vite smarrite e inappaganti, che non accettano il proprio sentire interiore, quando questo non fa parte delle regole socialmente condivise.

Quindi, anche da adulti, impariamo ad essere ubbidienti bloccandoci nelle situazioni che ci si presentano, perché non vediamo alternative, ci mancano le istruzioni dall’esterno. Non siamo più in grado di trovare soluzioni, ci serve un esperto che ci guidi in tutto, che ci dia delle dritte.

Persone molto “brave”, ma incapaci di prendersi le responsabilità della propria vita, il potere delle scelte nelle proprie mani. Sei sicuro di volere questo per i tuoi bambini?

“Le regole e i modelli distruggono il genio e l’arte.” -William Hazlitt

Molti genitori appagano il proprio ego attraverso il ruolo genitoriale. In effetti, quanto piacere si trae quando il figlio piccolissimo, a richiesta sa ripetere i suoi comandi, balla e dice le poesie a parenti e amici.? E questo succede anche se impara le tabelline già in seconda, oppure se scrive ancora prima di iniziare la scuola.

Al contrario non sappiamo come gestire la frustrazione (o siamo molto in difficoltà), quando il proprio figlio adotta dei comportamenti diversi da quelli che noi reputiamo corretti per la nostra personalità, o che tutti consideriamo una buona regola, convenzionalmente accettata.

Trattiamo tutti allo stesso modo, vogliamo che tutti imparino le stesse regole indistintamente, anche quando per loro questa è una imposizione inutile, che non capiscono e che vedono come una cosa che toglie soltanto loro del tempo dal gioco.

“Si fanno le regole per gli altri, e delle eccezioni per sé stessi.” -Charles Lemesle

Si sta seduti a tavola per almeno un’ora finche tutti non finiscono di mangiare. Questa regola di per sé non è sbagliata. Ma è una regola imposta a tutti, anche a chi ha un carattere un po’ più irrequieto, a bambini molto piccoli o semplicemente più vivaci.

Si mangia tutti seduti a tavola, si aspetta di iniziare e di finire tutti insieme. Cosa bellissima, nulla da dire, ma è davvero tanto importante questa regola per te. Credi davvero che tuo figlio avrà vita dura e sarà un disadattato se non si comporterà sempre così?

Tu non mangi mai sul divano, non ti capita mai di guardare il cellulare, non mangi mai in piedi al bar in cinque minuti? Ti senti per questo una persona che non è apposto come gli altri?

“I più grandi crimini nel mondo non sono commessi da persone che infrangono le regole, ma da persone che seguono le regole. E’ gente che segue gli ordini che bombarda e distrugge villaggi.” – Banksy

Alcune regole servono per facilitarci la vita, per evitare equivoci nella comunicazione, per capirci al volo. Ma il più delle volte, abbiamo regole anche per come si devono fare i nodi ai lacci delle scarpe.

Non credi anche tu che il tuo figlio vivrà una vita molto più serena e appagante se riuscirai a dargli poche regole chiare e da lui condivise, che lo guidino come una bussola nella vita? Pensi davvero che se invece lo lascerai esprimersi liberamente diventerà un selvaggio incapace di stare al mondo?

Tutto questo soltanto perché fa la scarpetta al piatto che adora, non vede l’ora di finire di mangiare per poter giocare o non usa la forchetta come dice il galateo o perché giocando così poi si sporca, quando invece i bambini è regola che siano belli puliti

“La coscienza è la più mutevole delle regole.” -Luc de Clapiers de Vauvenargues

Pensi di poter cambiare qualcosa da oggi in poi, di dover modificare alcune delle tue abitudini nel definire le regole per tuo figlio?

Vorrei conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

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A presto!

 

GENITORE IDEALE –AMARE LA DIVERSITÀ DI TUO FIGLIO

 

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Diversità, si possono imparare ad amare le diversità in tuo figlio?

Pur cercando la conformità, la diversità è ovunque, è tutta intorno a noi ed è l’unica cosa che ci accomuna tutti quanti.

E, direi meno male che siamo tutti un pò diversi, altrimenti vivremo in un mondo di manichini.

Nonostante siamo tutti diversi è naturale voler assomigliare agli altri, per un bisogno primario dell’essere umano di sentirsi parte di un gruppo.

“Dio ha fatto gli uomini diversi fra loro perché potessero meglio conoscersi.” – Roberto Gervaso

Il bisogno sociale è uno dei bisogni fondamentali. Essere riconosciuti dai propri simili, provare senso di appartenenza e ricercare sintonia e accettazione è uno dei bisogni primari dell’ essere umano.

Perciò è più che normale voler aderire a pensieri comuni, visioni o credenze comuni, che inevitabilmente ci fanno sentire simili e, di conseguenza, accettati dagli altri.

Inoltre, è difficile sfidare le credenze condivise perché spesso si tende a scambiarle per verità assolute.

“Nella civiltà occidentale contemporanea, l’unione col gruppo è la maniera più frequente per superare l’isolamento. È un’unione in cui l’individuo si annulla in una vasta comunità, e il suo scopo è quello di far parte del gregge. Se io sono uguale agli altri, sia nelle idee che nei costumi, non posso avere la sensazione di essere diverso. Sono salvo: salvo dal terrore della solitudine.” – Erich Fromm

Quando si tratta di educare i nostri figli però, potremmo avere qualche problema.

Il bisogno di omologare i nostri figli , o anche il tipo di educazione che si impartisce, rischia di non tenere conto delle regolari diversità di ogni bambino.

È tendenza comune voler adeguare tutti i bambini a degli standard comuni. In base all’età “devono” saper fare cose, essere in un determinato modo ed aver acquisito specifiche capacità.

Questo articolo serve per farti riflettere sulle tue azioni, impiegate quotidianamente nell’omologare  e rendere il tuo bambino più somigliante possibile al tuo bambino ideale, ma anche agli altri bambini,  al punto di annullare a volte la sua naturale diversità.

Se proseguendo con la lettura ti renerai conto di averlo fatto, è importante non accusarti o giudicarti, ma semplicemente iniziare ad applicare un modo diverso da quello adottato finora.

La diversità fa paura a tutti e tu non sei immune più di altri. Sicuramente tuo figlio ti perdonerà, perciò perdonati anche tu per primo e fai del tuo meglio da ora in avanti.

“È tempo per i genitori d’insegnare ai giovani che nella diversità c’è bellezza e c’è forza.” – Maya Angelou

Tu hai dentro di te la tua forza, e la tua guida interiore sa quello di cui il tuo bambino ha bisogno. Tu sai riconoscere meglio di chiunque altro le sue personali abilità, la sua unicità e i suoi punti di forza.

Il tuo bambino ha solo bisogno di essere visto per quello che è.

Ha bisogno di essere sostenuto da te, la sua principale figura di riferimento, e di non essere inibito, in modo che lui possa essere accompagnato e guidato alla sua autorealizzazione.

A volte riteniamo troppo scontati i talenti dei bambini e il loro temperamento individuale, e troppo spesso puntiamo il dito sulle loro debolezze.

Insistiamo nel farli diventare “bravi” in tutto, indirizziamo le loro energie sul recupero anziché sul potenziamento.

“È necessario cogliere negli altri solo quello che di positivo sanno darci e non combattere ciò che è diverso, che è “altro” da noi.” – Nilde Iotti

Dovremmo saper guardare alle debolezze come a quelle caratteristiche che non ci appartengono, come una tartaruga che non fa staffette, come un pesce che non vola, come una mucca che non fa le uova.

Se un bambino nasce biondo e non bruno è per te forse un problema?

Allo stesso modo, per qualcuno diventa un dramma dover fare dei calcoli, come per te dover cambiare la gomma dell’auto, per altri è una noia mortale il cucito o stirare, per altri ancora fare puzzle, rebus e persino cantare o disegnare.

“Un tulipano non si preoccupa d’impressionare nessuno. Non lotta per essere diverso da una rosa. Non ne ha bisogno. È diverso. E nel giardino c’è spazio per ogni fiore.” – Marianne Williamson

La natura è perfetta… allora perché darci talenti che non combaciano con il nostro progetto oppure darci solo debolezze di cui non ce ne facciamo nulla?

Perché dovrebbe essere un problema il fatto che si è più portati per una cosa piuttosto che per un’altra?

Questo non vuol dire che non possiamo o non dovremmo imparare un pò di tutto, anzi. Soltanto che questo desiderio deve poter nascere spontaneamente nell’animo di ognuno.

Se il bambino non si è sentito represso, non è stato sminuito, se ha potuto mantenere elevata la sua innata autostima, liberamente cercherà di migliorarsi, di maturare e di conoscere sempre di più cose.

“Il rispetto è l’apprezzamento della diversità dell’altra persona, dei modi in cui lui o lei sono unici.” – Annie Gottlieb

Dovremmo imparare proprio da loro. I nostri bambini sono i migliori maestri per quanto riguarda l’accettazione della diversità e il rispetto dell’ alterità. Basta guardarli mentre giocano con bambini sconosciuti solo fino a un minuto prima.

Loro non si giudicano, non si paragonano, non si commentano, sono loro stessi e sono sereni. Invece noi sappiamo molto bene che per noi adulti, e tra adulti, non è sempre così.

Succede spesso a scuola, ma succede purtroppo anche a casa. Paragoni con altri compagni o con i fratelli, ricatti o punizioni per ottenere che facciano come vogliamo noi, indurre sensi di colpa per non averci assecondati, giudizio costante sulle loro azioni, poca empatia, etc. creano indicibili danni all’autostima dei bambini.

Loro per natura sono collaborativi, ma il nostro imporci su di loro, farli sentire sbagliati, rende tutto più difficile, creando opposizioni e capricci, trasgressioni alle regole.

“Più si è intelligenti, più si scopre che ci sono uomini originali. La gente comune non trova differenze tra gli uomini.” – Blaise Pascal

Accettare la diversità di ognuno, l’unicità come dono, le peculiarità come caratteristiche apprezzabili, aiuterà tuo figlio a sviluppare una solida autostima e a sentirsi accettato molto di più di quanto possa farlo l’omologazione.

Il bisogno dell’autorealizzazione attraverso l’identità, l’autonomia e l’autostima è un bisogno superiore nella scala di Maslow  rispetto al bisogno di riconoscimento e dell’accettazione sociale.

Anzi è il bisogno più alto in assoluto, quello più maturo e caratteristico delle società e delle persone più evolute.

“Frequentare persone diverse da noi non allarga i nostri orizzonti; serve solo a confermarci nell’idea di essere unici.” – Elizabeth Bowen

L’accettazione e il rispetto per la sua diversità, come quella di chiunque altro, lo tiene al riparo dal bisogno di approvazione e riconoscimento esterno.

In pratica, gli stai insegnando di divenire ciò che già è, che essere se stessi e volersi realizzare, volersi autonomamente migliorare è più importante che conformarsi agli altri e far parte di un gregge per poter esistere.

“La bellezza non risiede nell’uguaglianza, bensì nella diversità.” – Paulo Coelho

Non per ultimo, gli insegnerai così la tolleranza e la capacità di accogliere l’altro. Devo correggermi, in realtà non glielo dovrai insegnare dato che è già innata dentro di noi, ma semplicemente contribuirai a mantenerla viva e concreta nella sua vita.

Se è vero che la poca tolleranza verso la diversità è una delle primarie fonti di infelicità e di conflitti, con un simile modo di essere nei suoi confronti avrai certamente contribuito alla sua futura felicità.

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza, quindi vorrei che la riportassi nei commenti qui sotto. Grazie!

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GENITORE IDEALE – HO PAURA, FORSE MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

GENITORE IDEALE – MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

GENITORE IDEALE – HO PAURA, MIO FIGLIO HA QUALCOSA CHE NON VA’?

Oh mio Dio! … e se fosse vero che mio figlio ha davvero qualcosa che non va’…? Terrore puro… Domanda piena di paura, inquietante, straziante per il cuore di qualsiasi genitore.

La prima paura del genitore è di non riuscire a trovare in quel figlio così tanto desiderato, le caratteristiche che lo renderebbero felice e orgoglioso di essere genitore. La mancanza di tutte quelle qualità costruite irrealmente nella sua attesa, sposta e allontana paurosamente dall’immagine ideale creata nel tempo.

“Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda.” – Candido Cannavò

Successivamente alla prima reazione,  alla paura si mischia dell’amore, che in effetti però genera un altro tipo di preoccupazione. Questa volta è paura per la sopravvivenza e le future capacità sociali del proprio figlio.

La volontà di proteggerlo dalle difficoltà che incontrerà nella vita, dalla derisione o dalla cattiveria degli altri, dai possibili problemi di autonomia, rendono il genitore particolarmente sofferente e preoccupato.

Inoltre, la società odierna ha individuato diagnosi di ogni tipo, per motivare quello che non si adatta perfettamente a quell’ideale che abbiamo comunemente identificato come “normalità”.

“La disabilità è una questione di percezione. Se puoi fare anche una sola cosa bene, sei necessario a qualcuno.”- Martina Navrátilová 

Ecco allora che ogni genitore responsabile va alla ricerca di soluzioni, sia per proteggere il proprio figlio che per contenere e possibilmente attenuare tutte queste sue paure, con il rischio però di focalizzarsi troppo sul problema e poco sulla sua soluzione.

Siccome non sempre le difficoltà dei bambini sono necessariamente sinonimo di patologie, un bambino che non ce la fa ad apprendere una qualsiasi abilità incorre nel rischio di diagnosi, prima ancora che si provi se lo si può veramente aiutare.

La principale preoccupazione diventa, senza volerlo, capire ciò che non va in lui, più di quanto non lo è di imparare noi per primi come agire per aiutarlo a superare le sue difficoltà.

“La madre è orgogliosa del figlio che è salito in alto, ma darebbe la vita per l’altro: per il figlio senza fortuna.” – Libero Bovio

E se prima di tutto ci mettessimo noi a studiare e imparare come realizzare il miglior ambiente facilitante, educante e adatto ai bisogni dei nostri figli?

Se noi per primi diventassimo dei catalizzatori per attivare e incoraggiare le risposte delle loro funzioni attraverso stimoli quotidiani?

Se cercassimo prima di tutto, di capire quale è il blocco, la difficoltà, il perché non ce la fa?

“Non esiste un modo per essere una madre perfetta, ma ci sono milioni di modi per essere una  buona madre.”  – Jill Churchill

Le classiche attività quotidiane e la creazione di un ambiente armonico, sereno e amorevole sono una prerogativa essenziale per avere una facilitazione nell’ acquisizione di qualsiasi abilità.

Inoltre, tutti noi possiamo interagire con i nostri figli con dei giochi stimolanti e creativi, aiutando il cervello plastico attraverso la potenza cognitiva del giocattolo, a strutturare le sue funzioni fondamentali.

Potremmo quindi agevolare la comprensione, l’esercizio, la memoria, la concentrazione, la coordinazione, etc. anche ispirandoci alla ricerca scientifica, dallo sperimentare ed anche assistiti dal digitale, utilizzando strumenti per cercare di ottenere il meglio dalle capacità di ogni bambino, semplicemente giocando insieme a lui.

“Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino”. – Enzo Biagi

A tutti i bambini dovrebbe essere garantito il diritto al massimo delle proprie funzioni, ma questo non dovrebbe cedere la priorità di cercare dei meccanismi di aiuto partendo dalla famiglia stessa.

Molte volte si tratta di piccole difficoltà educative, di stress o di problemi personali, oppure di disequilibrio nella coppia, di difficoltà nei rapporti. Senza paura, sensi di colpa o giudizio, si potrebbe provare ad osservare le proprie dinamiche relazionali, il modo in cui ci rapportiamo ai nostri figli.

Dovremmo capire che siamo il risultato di ciò che ci hanno insegnato o che abbiamo appreso attraverso le nostre personali esperienze.

Si potrebbe anche scoprire che potremmo sempre imparare modi nuovi più efficaci, trovare strategie che producano risultati più soddisfacenti.

Si tratterebbe soltanto di mettersi in gioco per primi e di non delegare a degli estranei la responsabilità della serenità e della salute emotiva dei nostri figli.

Sicuramente specialisti, medici, insegnanti hanno moltissime più conoscenze tecniche riguardo all’essere umano, ma nessuno ha la comprensione del bambino come il suo genitore.

“C’è un solo bambino bello al mondo, e ogni mamma ce l’ha.” – Anonimo

Osservarlo, accoglierlo, accettarlo, ascoltarlo, passere del tempo insieme, avere fiducia nelle sue capacità, alimentare la sua autostima, sostenerlo ed essergli una guida, essere autorevoli, riconoscere ed elogiare i suoi progressi quotidiani… sono un enormità di cose che dovremmo saper fare.

Il ruolo genitoriale rischia di essere ancora più complesso, quando si ha paura di essere inadeguati o del giudizio altrui, quando si è stanchi o insoddisfatti della propria vita, quando si hanno delle  difficoltà personali da superare.

Dovremmo forse prima di tutto cercare delle soluzioni al nostro personale benessere, di conseguenza a quello dei nostri bambini e solo successivamente cercare delle diagnosi.

Il bambino non riuscirà a capire tutte le nostre fatiche, tutte le energie che abbiamo impiegato nella sua crescita, ma sentirà forte e chiaro il messaggio che noi abbiamo fatto del nostro meglio per accettarlo, per amarlo e per proteggerlo.

“Non saprei indicare un bisogno infantile di intensità pari al bisogno che i bambini hanno di essere protetti dal padre.” – Sigmund Freud

 

 

GENITOERE IDEALE – Bisogno di riconoscimento

Diventare consapevoli del nostro comportamento del nostro bisogno di autoaffermazione e di riconoscimento non ci renderà perfetti, autosufficienti o privi di emozioni come dei robot, ma solo un pò più umani, più tolleranti e più attenti alle lezioni che vogliamo impartire ai nostri figli.

RICONOSCIMENTO

Bisogno di riconoscimento, comunemente tradotto anche “like”.

A causa di frequenti manifestazioni di comportamenti visibilmente anomali in rete soprattutto ma non solo, ho deciso che oggi vi voglio parlare del bisogno di riconoscimento.

Il bisogno di riconoscimento è insito in tutti noi, è naturale, fa parte dei bisogni sociali, ma come tutte le cose quando sono in disequilibrio, può diventare causa di comportamenti inadeguati.

Ovviamente qui parleremo di quest’ argomento in relazione all’ educazione, degli effetti che questo bisogno causa in noi e del modo in cui educhiamo i nostri figli.

“Ci sono solo due lasciti inesauribili che dobbiamo sperare di trasmettere ai nostri figli: delle radici e delle ali”. – (Harding Carter)

Molto spesso si notano situazioni di eccesso di questo bisogno e siamo subito pronti a criticarlo come comportamento sbagliato.

Facebook ad esempio, alimenta con molta facilità questo tipo di comportamento, ma pur criticandolo, tutti noi prima o poi ci caschiamo nel metterlo in atto più o meno frequentemente.

Sorge spontaneo chiedersi allora, da dove nasce questo bisogno, che sembra non risparmi proprio nessuno?

Ed anche, quanto è realmente sbagliato un comportamento del genere?

Come posiamo ritrovare il giusto equilibrio manifestando il bisogno di autoaffermazione senza incorrere nell’esibizionismo?

“Se troviamo in un gruppo un modello culturale di comportamento improntato ad autoaffermazione, si può sviluppare una situazione competitiva in cui l’autoaffermazione porta a maggiore autoaffermazione, e così via. Questo tipo di cambiamento progressivo possiamo chiamarlo schismogenesi simmetrica.” – (Antropologo Gregory Bateson- da Naven, Stantford University Press, 1958)

Capisco che forse è un argomento che ha bisogno di un maggiore approfondimento.  Le tendenze schismogenetiche, come dice lo stesso Bateson operano nella dinamica della società solo se l’educazione ricevuta nell’infanzia non è tale da impedirne l’espressione nella vita adulta.

La frequente dicotomia delle strutture bipolari delle società capitaliste diventano anche parti caratteriali impresse all’interno dell’ individuo.

Inoltre, i contesti fortemente competitivi favoriscono e alimentano la schismogenesi portando inevitabilmente alla distorsione di un legittimo bisogno iniziale e a varie rotture e conflitti interpersonali.

Ma cerchimo di capire tutto questo con degli esempi pratici, rendendo tutto più semplice e comprensibile per tutti.

Nel nostro caso, potrebbe essere un esempio l’ educazione che abbiamo ricevuto e la società stessa che tende a disprezzare l’autoaffermazione, ammirando invece l’ arrendevolezza e la sottomissione.

“Un bambino è un angelo le cui ali diminuiscono man mano che le sue gambe si allungano.” -(Anonimo)

Il bisogno di riconoscimento non nasce forse da una necessità più che legittima di sapere di essere esattamente dove si dovrebbe essere e che sia un proprio diritto essere li?

Decisamente i bisogni sociali morbosi di protagonismo e di esibizionismo in età adulta sono il risultato di qualcosa che non ha funzionato a dovere nell’educazione nell’ infanzia, ma viene anche amplificato da ciò che non funziona nella società o nell gruppo di appartenenza.

I bisogni sono sacrosanti ed è necessario riconoscerli e cercare di soddisfarli per vivere bene e per evitare che nel lungo termine possano solo acutizzarsi e peggiorare fino a squilibrare il benessere della persona. Quindi non permettiamo che guidino la nostra vita senza esserne consapevoli.

“Mentre cerchiamo di insegnare ai nostri figli tutto sulla vita, i nostri figli ci insegnano che la vita è tutto. ” – (Angela Schwindt)

Cercando di definire meglio l’argomento in relazione all’educazione e all’ influenza che poi ha sulla formazione caratteriale dei bambini, ricercando quindi di evidenziarne l’origine, mi viene in mente un tipo di situazione in particolare.

Per la nostra immensa voglia di insegnare ciò che è meglio nella vita ai nostri figli, (a tutti i bambini in generale rivolgendomi agli insegnanti), educhiamo impartendo “preziose” lezioni quotidiane.

Anzi, a volte non ci limitiamo ai bambini, ma anche a colleghi e amici, e anche ai nostri genitori oramai anziani. E questo non è forse un’ evidente bisogno di riconoscimento  e di autoaffermazione…?

Vorrei soffermarmi sui bambini in questo caso, perché poi loro ci credono molto più di altri a tutto ciò che noi diciamo, fidandosi ciecamente. Oltretutto noi siamo convinti delle nostre idee ed anche di doverle inculcare loro, perciò facciamo di tutto per convincerli (ahimè, con le buone o con le cattive) che devono assolutamente seguire le nostre indicazioni.

“I bambini e le cerniere non reagiscono alla forza… Eccetto occasionalmente.” – (Katharine Whiterhorn)

Vogliamo prepararli alla vita, quindi la prima cosa che facciamo è sminuirli. Certo, detto così, probabilmente nessuno è d’accordo con quello che sto dicendo, ma purtroppo è esattamente quello che facciamo.

Ogni volta che diciamo ai bambini, direttamente o indirettamente, che non valgono abbastanza, che non sempre avranno ciò che vorranno, che ci sarà sempre qualcuno migliore di loro, soprattutto nei primi anni di vita, quando, trovandosi nella loro fase egocentrica, avrebbero bisogno di sentire l’esatto opposto.

Ma noi lo facciamo perché abbiamo paura per loro, che possano venir su dei mollaccioni viziati, convincersi che gli sia tutto dovuto e… (rullo di tamburi) lo facciamo perché siamo noi ad avere paura di fallire miseramente nel nostro ruolo genitoriale, quindi di non riuscire a plasmare degli esseri pronti ad affrontare tutte le sfide che la vita riserverà loro.

“L’infanzia è come un cuore: i suoi battiti troppo veloci ci spaventano. Facciamo di tutto perché il cuore s’infranga. Il miracolo è che sopravvive a tutto.” – (Christian Bobin)

Ma non sono qui per giudicarti e non dovresti farlo nemmeno tu, dato che è quello che facciamo tutti. Questo è semplicemente quello che ci hanno insegnato quando eravamo piccoli e che tuttora la società cerca di confermare quotidianamente.

Si, perché tutti noi crediamo che i bambini debbano incominciare a saperlo fin da subito che la vita è dura, che bisogna lottare, perché mica ci possiamo permettere che credano di essere i migliori. Nooo,  facciamogli vivere da subito frustrazioni quotidiane, così saranno sicuramente rafforzati, perché la vita e dura e non perdona nessuno…

In pratica, abbiamo messo a punto la ricetta perfetta per la perdita di autostima e di fiducia… ma il riconoscimento non è forse collegato in qualche modo alla stima di sé?

“I bambini sono come il cemento umido, tutto quello che li colpisce lascia un’impronta.” – (Haim G. Ginott)

Ma, se gli adulti di cui più mi fido non hanno stima di me e non hanno fiducia nelle mie capacità, io come faccio a credere in me stesso?

E quindi non sono autorizzato a credere di meritare qualcosa, di avere un alto valore di me stesso, perché non è apprezzato, non è previsto, non sarebbe contro ciò che mi hanno insegnato?

Non sarà mica che poi per tutta la vita si avrà bisogno di essere riconosciuti meritevoli da qualcun’ altro avendo perso la capacità e il diritto di autoaffermarsi?

Tutti noi abbiamo ricevuto dei messaggi nei quali ci dicevano di non essere all’altezza, che hanno contribuito a renderci bisognosi dell’approvazione altrui.

Ci hanno costantemente boicottato la possibilità di appagare il bisogno di autostima e di autorealizzazione, che si trovano in posizione nettamente superiore nella scala dei bisogni rispetto al bisogno di riconoscimento.

“Tutti i grandi sono stati bambini una volta, ma pochi di essi se ne ricordano.” – (Antoine de Saint-Exupéry)

Come indicato nella piramide dei bisogni di Mashlow, stando in effetti ai gradini più elevati, il desiderio di riconoscimento sociale, di stima e il desiderio di autoaffermazione sono sani e fanno parte delle necessità esistenziali dell’essere umano.

Una volta che avremo superato i bisogni essenziali, non avendo più necessità di lottare per la sopravvivenza, per l’accettazione, per la sicurezza, diventeremo capaci di convogliare le nostre energie su bisogni più alti come l’ autostima, la dignità l’ autoaffermazione e la realizzazione di sé.

Quindi, mentre ci occupiamo delle nostra sana autoaffermazione che si conquista con la realizzazione di sé, avanti pure con qualche like, che ogni tanto fanno bene all’autostima, ma con la consapevolezza del perché ne abbiamo bisogno.

Cerchiamo il più possibile di appagare i bisogni più alti e non ridurci solo a diventare dipendenti di attegiamenti esibizionistici e del riconoscimento altrui.

Diventare consapevoli del nostro comportamento, non ci salverà dai nostri bisogni essenziali, quelli del gradino più basso, rendendoci autosufficienti e privi di emozioni come dei robot, ma ci renderà forse più umani e tolleranti verso i bisogni inappagati degli altri, anche quando questi sono ancor più morbosamente bisognosi  di noi.

Soprattutto però quello che io spero con tutto il cuore, è che ci renda più attenti alle lezioni che vogliamo impartire agli esseri sensibili e vulnerabili, dei quali ci dovremmo sentire profondamente responsabili, i nostri bambini.

“Con i bambini capirsi è semplice. Quando ti prendono per mano, hanno già scelto di fidarsi di te.” – (valvirdis, Twitter)

Anche io, come tutti ho lo stesso sano bisogno di riconoscimento 😉 , quindi se ti è piaciuto l’argomento non esitare di mettere il tuo like all’articolo. Questo è solo uno dei modi per dimostrarmi che il mio tentativo di aiutare anche qualcun’altro è risultato anche tempo ben impiegato per la mia autoaffermazione.

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Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

A presto!

 

Scuola ideale – bambini problematici

Chiunque è ostile e arrabbiato, ha sempre un buon motivo per esserlo. Magari non sei tu la causa del suo malessere, ma non dovremmo fermarci a cercare solo dei colpevoli. Andiamo invece avanti nella ricerca di nuove possibili soluzioni, intanto per noi stessi, per essere sicuri di aver fatto il massimo.

Bambini problematici

BAMBINI DISUBBIDIENTI
BAMBINI ROBLEMATICI

“L’istruzione è l’arma più potente che si possa utilizzare per cambiare il mondo”. (Nelson Mandela)

Oggigiorno, ovunque si guardi, tutti quanti si lamentano dei bambini e del loro attuale pessimo comportamento. Tutti si da la colpa a tutti: è colpa dei bambini, della tv, dei genitori, degli insegnanti etc. Ognuno pronto ad incolpare l’altro e, qualche volta anche se stessi accanto agli altri.

Recentemente ho avuto modo di riflettere su alcuni comportamenti di un bambino ritenuto molto problematico e nel contempo di imbattermi casualmente sul web in un articolo di una psicologa che parlava appunto di bambini problematici.

La dottoressa in questione, pur invitando a “prendere con le pinze” quanto avrebbe comunicato nell’articolo e di non fare diagnosi ma di rivolgersi a specialisti, presentava le sue conoscenze sul problema descrivendo dettagliatamente le caratteristiche di questa “tipologia” di bambino, parlando di disfunzioni, definendo disturbi e individuando eventuali diagnosi.

Vorrei cercare di riflettere sull’ argomento insieme, senza ovviamente approfondirlo dal punto di vista medico. Non parliamo quindi di patologie ne di diagnosi di nessun tipo, ma parliamo soltanto di bambini che adottano “comportamenti problematici”.

Infatti, pur non sapendo se intendiamo la stessa cosa, su una cosa sono perfettamente d’accordo con la dottoressa, molte volte si tratta di bambini perfettamente “normali”.

Infatti, mi veniva in mente questo bimbo, con un vissuto molto difficile e con problemi quotidiani giganteschi anche per un adulto figuriamoci per lui, che già in tenerissima età si ritrova senza più avere una famiglia.

“Per far crescere un bambino ci vuole un intero villaggio.” (Proverbio Africano)

Ma torniamo al testo di prima. L’articolo parlava di quanto è difficile occuparsi di loro, di quanto i genitori stessi sono disperati perché (riporto testuali parole usate nel testo per descriverli, anche se non in quest’ordine preciso):

  • sono ribelli e incontrollabili
  • non stanno fermi
  • amano sperimentare
  • rompono le cose per capirne il funzionamento
  • sono curiosi di scoprire e conoscere
  • ci mettono alla prova con le loro sfide
  • vogliono fare di testa loro
  • con il loro comportamento scatenano risate negli altri

È chiaro che tutti noi a volte siamo talmente stanchi, stressati e spesso insoddisfatti delle nostre vite a tal punto da voler solo silenzio per un po’. Qualsiasi persona al mondo che ha avuto una giornata pesante vorrebbe che fossero un pò più facili da gestire, più ubbidienti. Gli vorremmo a volte un pochino più soldatini o robottini con le pile da staccare quando è necessario. Questo è più che comprensibile, siamo tutti umani, ma possiamo davvero chiamare problematici questi comportamenti?

Comunque, proseguendo nella lettura, si scopre che i comportamenti in questione, si possono individuare intorno ai 3-4 anni, in concomitanza con l’ingresso nella scuola materna e la richiesta di adattamento alle prime regole scolastiche.

E questo è vero, assurdo e da non crederci, ma ci sono insegnanti che subiscono calci e ingiurie da parte dei bambini. Maestre già alla scuola materna che faticano  tremendamente, cercando di proteggere fisicamente gli altri bambini contenendo l’ira di alcuni, oltre a dover rassicurare i genitori sulla propria capacità di gestire la situazione.

“Aprite una scuola, chiuderete un carcere!” (Giovanni Bovio)

Ma allora, può essere che davvero sono i bambini ad essere tanto problematici?

E se così fosse… è una questione di educazione o sono nati così… è forse ereditario?

Oppure è colpa dei genitori che non li educano bene, forse sono troppo permissivi?

Sarà colpa degli insegnanti che non sono formati abbastanza o che negli anni il loro ruolo ha perso sempre più potere.

Allora di chi è la responsabilità? Personalmente credo che non è sicuramente dei bambini, ma che problematici sono soltanto i nostri modi di relazionarci con loro.

“Il bambino non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.” (Francois Rabelais)

Purtroppo, per moltissime ragioni, non sempre riusciamo a creare dei legami profondi. Anzi, andando avanti nel tempo, i rapporti si fanno sempre più distanti, diventando quasi degli estranei anche tra gli stessi familiari.

Sia come genitori che come maestri o insegnanti, non riusciamo sempre ad ottenere grandi successi nel rapporto coi ragazzi. Col tempo ci rendiamo conto dei nostri errori in base al tipo di relazione che siamo stati in grado di creare. Non serve a nulla sentirsi in colpa e avere rimorsi, ma serve sicuramente prenderne atto per provare nuove strade, approfondire nuove conoscenze, per cercare di produrre nuovi risultati.

Non voglio dare qui suggerimenti su cosa fare anche se c’è davvero moltissimo che si potrebbe fare. Dovrebbe essere tutto veramente troppo sintetizzato per questo piccolo spazio, invece sono argomenti che necessitano un ampio approfondimento per evitare di incorrere in facili fraintendimenti.

“Si seguono volentieri dei suggerimenti quando se ne comprende lo scopo.” (Robert Baden-Powell)

Il mio obbiettivo invece è istillare un dubbio nella tua mente, domandarti se davvero non puoi fare qualcosa per migliorare un adulto di domani e per cambiare quel destino già deciso di alcuni.

Posso assicurarti che il cambiamento dipende tutto dal nostro modo di comunicare con loro. In base al tipo di comunicazione che si utilizza si possono veramente ottenere miracoli nei rapporti con i bambini e in tutti i rapporti interpersonali in generale.

Noi adulti possiamo e dobbiamo, prima di decretare i loro comportamenti come problematici, imparare nuovi modi per interagire in maniera più efficace.

Possiamo riconoscere quando la comunicazione diventa dannosa, imparare ad ascoltare per creare l’accettazione dell’altro e nell’altro, creare la fiducia attraverso il non giudizio, eliminare qualsiasi forma di violenza anche dal linguaggio per favorire il rispetto dell’altro, etc.

Tutti gli esseri umani hanno gli stessi bisogni e desiderano fondamentalmente le stesse cose. Pertanto anche loro hanno gli stessi tuoi bisogni, spesso si sentono incompresi, come incompreso ti sei sentito anche tu dai tuoi genitori, come incompreso ti senti oggi, magari dal tuo/a compagno/a…

“Ogni uomo riceve due tipi di educazione: quella che gli viene data da altri e l’altra, molto più importante, che riesce a darsi.”(Edward Gibbon)

Quanta rabbia c’è dentro di noi alla quale non riusciamo a darle un nome, quanta ingiustizia si prova nel vedere ad esempio un telegiornale, quanta insoddisfazione scava il tuo animo quando fai un lavoro che non ami, quanto bisogno hai a volte solo di essere ascoltato senza giudizio.

Bambini che sfidano l’autorità, che sembrano provare piacere nel far del male agli altri o nel provocare reazioni esasperate negli adulti, che fanno gesti assurdi, che si fanno del male, che si mettono in ridicolo, che subiscono punizioni infrangendo deliberatamente le regole e che vengono esclusi dai compagni.

Questi sono  bambini che soffrono, bambini che hanno tanto bisogno di aiuto, che hanno un immenso bisogno di essere ascoltati, di sentirsi amati…

“Si educa con ciò che si dice, più ancora con ciò che si fa e ancor di più con ciò che si è.” (S. Ignazio di Antiochia)

Chiunque è ostile e arrabbiato, ha sempre un buon motivo per esserlo. Magari non sei tu la causa del suo malessere, ma non dovremmo fermarci a cercare solo dei colpevoli.

Andiamo invece avanti nella ricerca di nuove possibili soluzioni, intanto per noi stessi, per essere sicuri di aver fatto il massimo.

Aiutiamoli a non considerarsi degli incapaci e indegni di amore, a non credere che nessuno gli potrà mai essere amico, a non perdere la fiducia e a sentirsi rifiutati. Anche loro come ogni altro bambino, per quanto terribili e problematici siano, hanno solo bisogno di essere capiti.

Bisogna cercare quindi noi adulti di superare le barriere che ci separano dal loro mondo, abbattere i muri che hanno costruito introno a loro per non sentire più dolore, capire la causa del loro male interiore.

Forse sono ostili perché cercano di difendersi, a causa di traumi che li hanno portati a diffidare degli altri, oppure vogliono attirare l’attenzione, forse hanno bisogno di comunicare i loro problemi, le loro sofferenze e non conoscono altro che l’aggressività, la rabbia e le urla.

Prima di svalutarli, di decretarli come problematici, prima di attribuire loro delle etichette e di definirli “insopportabili”, “aggressivi”, “terribili”, prova a pensare se puoi fare altro da quello che hai sempre fatto, se puoi acquisire tu dei modi nuovi che trasmettendoglieli potrai magari modificare un destino già segnato.

“Il maestro che cammina all’ombra del tempio tra i discepoli non elargisce la sua sapienza, ma piuttosto la sua fede e il suo amore.” (Khalil Gibran)

Mi piacerebbe conoscere le tue riflessioni o la tua personale esperienza e ti chiederei di riportarla nei commenti qui sotto. Potrebbe essere utile condividerla con altri e confrontarsi. In ogni caso un scambio d’idee può essere arricchente per tutti. Grazie!

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