GENITORE IDEALE -QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI

QUANDO LA SCUOLA PROVOCA DANNI?

Pensiamo di essere aiutati nel compito di educare i nostri bambini, affidiamo la loro istruzione alla scuola, cerchiamo tutti di fare il loro bene e di garantire loro il diritto allo studio, l’accesso al sapere, però…

C’è un grosso però… a scuola tutti stanno male! Tutti subiscono la scuola, bambini, insegnanti e anche genitori … A volte la scuola provocca danni!

“Lo scopo della scuola è quello di formare i giovani a educare se stessi per tutta la vita.” – Robert Maynard Hutchins

Siamo molto fortunati perché viviamo in una società democratica, perché abbiamo più che mai, il diritto e la possibilità di esprimerci attraverso molti canali, raggiungendo facilmente ogni angolo del mondo.

Viviamo in un mondo che permette nella maggior parte dei casi una libertà diffusa. Molti sono consapevoli che vivere in quest’epoca offre molto di più di quanto non era mai capitato in passato, in termini di opportunità e di accesso all’istruzione.

Abbiamo reso la scuola obbligatoria, abbiamo addirittura creato delle leggi per regolamentare questo diritto all’istruzione, per essere sicuri che non ci sia sfruttamento del lavoro minorile e per garantire l’ accesso al sapere a tutti i bambini.

Eppure… spesso la scuola rischia di provocare danni, creando più problemi che altro.

“La scuola oggi è incapace di sviluppare quelle competenze e quei talenti che sono oggi necessari per continuare ad appartenere a una società industriale avanzata. È talmente distaccata dalle vere esigenze del mondo del lavoro da essere diventata, in larga misura, una fabbrica di disoccupati con la laurea.” -Piero Angela

Innanzi tutto, è stato detto e ridetto, è stato già sentito dire molte volte, la nostra scuola non è al passo col tempo. Il mondo cambia alla velocità della luce, ma la scuola resta sempre uguale.

Per fare un esempio, credo che nessuna azienda fondata nel secolo scorso e attualmente attiva sul mercato, esista ancora oggi perché ha utilizzato sempre le stesse procedure o li stessi macchinari per produrre i propri prodotti, o perché ha utilizzato le stesse tecniche di marketing che adoperava nel secolo scorso.

Invece a scuola è tutto lo stesso come era un secolo fa. Le materie sono rimaste le stesse ma se ne sono aggiunte altre in più, le informazione da ricordare sono le stesse ma sono solo aumentate e le modalità per tramandarle sono rimaste le stesse, anzi forse sono peggiorate.

“L’obiettivo principale della scuola è quello di creare uomini che sono capaci di fare cose nuove, e non semplicemente ripetere quello che altre generazioni hanno fatto.” – Jean Piaget

Ecco… credo che abbiamo realmente un problema e che sia proprio qui. Ripetiamo all’infinito le stesse cose che abbiamo appreso, senza considerare se sono effettivamente utili oppure no o se esiste un altro modo più efficace.

Mettere in discussione metodi e abitudini consolidate, tra l’altro largamente diffuse, crea una certa resistenza anche nelle menti più aperte.

Non riusciamo veramente a staccarci da convinzioni come “la vita è dura”, “lo studio è fatica”, “il lavoro è un dovere” o “bisogna responsabilizzarsi fin da piccoli per essere preparati alla vita”.

Pare che siano tutte teorie campate in aria, le consideriamo come una solita recente trovata new-age per vendere un nuovo libro. Questo di da diritto di continuare come abbiamo sempre fatto e di non permettere alcun cambiamento.

“La conoscenza che viene acquisita con l’obbligo non fa presa nella mente. Quindi non usate l’obbligo, ma lasciate che la prima educazione sia una sorta di divertimento; questo vi metterà maggiormente in grado di trovare l’inclinazione naturale del bambino.” – Platone

Vantiamo una società libera, ma l’istruzione è d’obbligo. Anche se come abbiamo visto, i presupposti per istituire l’obbligo possono essere giusti, i risultati sono contrari a quanto ci si aspetterebbe da una società moderna e attenta al benessere del cittadino.

Per poter essere obbligatoria la scuola deve essere prima di tutto equa e quindi adatta a tutti, incentrata sul gioco e sul divertimento, sulla gioia di imparare. Invece li vogliamo responsabili e ammaestrati già dalla scuola dell’infanzia.

Dovrebbe essere garantito a ogni bambino lo stesso diritto di poter frequentare nel migliore dei modi e di ricevere non lo stesso metodo insegnamento, ma quello più adatto a ognuno, in base alle proprie capacità e alle proprie caratteristiche.

“L’istruzione alimenta il dubbio e la curiosità: dev’essere di tutti, come vuole la Costituzione, in modo che dalla scuola escano cittadini, non sudditi. Una scuola autoritaria prepara a una società autoritaria.” –  Daniele Luttazzi

Abbiamo esami e verifiche che sono regolate su un modello che dovrebbe essere per tutti, ma che in realtà non si adatta perfettamente a nessuno. Abbiamo un’asticella tarata su un allievo ideale e chi non è all’altezza per qualsiasi ragione, viene etichettato come deficitario.

Viviamo inoltre in una società democratica, ma la scuola è rimasta despotica. Utilizziamo i voti e le note disciplinari come strumenti di potere.

Non mi stancherò mai di ripetere che i voti sono soggettivi e che non rispecchiano minimatene ciò di cui il ragazzo è capace o il suo Q.I., che incentiva la competizione invece della collaborazione e la selezione invece del recupero.

“Una scuola che costringa un adolescente a ricevere giudizi negativi, confronti frustranti con i coetanei e bocciature, è un sistema raffinato di tortura. E va contro non solo ai  principi di libertà, ma a tutte le odierne concezioni psicologiche e sociali in tema di educazione.” – Vittorino Andreoli

I voti umiliano, sono svalutanti. Vogliamo motivarli, invece otteniamo l’esatto contrario. Alunni demotivati che odiano la scuola. Ragazzi con perenne mal di testa o mal di stomaco che puntualmente spariscono durante le vacanze estive.

Inoltre il voto non è un metodo valido di valutazione del tempo dedicato allo studio. Spesso non viene dato per il merito dell’alunno, per quanto ha studiato, ma per la sua capacità di ricordare e di ripetere ciò che gli è stato insegnato.

Dipende molto dalla sua memoria, dalle conoscenze che già possedeva, dal tipo di argomento trattato, dal coinvolgimento di cui è capace l’insegnante, etc.

Non per ultimo, dipende anche dal benessere emotivo e psicologico del ragazzo, dalla sua autostima, dalla personalità e dalla sua storia vissuta fino a quel momento, dalla sua situazione famigliare etc.

“Per me, il peggio sembra essere una scuola che funziona con i metodi della paura, della forza e della autorità artificiale. Tale trattamento distrugge i nobili sentimenti, la sincerità e la fiducia degli alunni e produce un soggetto sottomesso.” – Albert Einstein

Vorrei ricordare a tutti gli insegnanti che hanno la volontà e l’umiltà di ascoltare, che i  ragazzi ai quali oggi trasmettete le vostre conoscenze, non sono solo degli alunni ma sono i nostri bambini. Sono il bene più prezioso che un genitore ha.

Vi vengono affidati per svariate ore al giorno e quindi avete un’influenza enorme su di loro. Quest’ influenza non riguarda solo la loro istruzione, ma anche la loro emotività, le loro relazioni, la fiducia in sé stessi, la loro capacità di essere validi uomini e donne in un futuro.

Sono gli adulti che domani avranno le redini del nostro paese. Che saranno i padri di domani e che a loro volta avranno dei bambini da educare. Saranno sempre loro anche quelli che governeranno e quelli che si occuperanno della nostra vecchiaia.

“Ho fatto una lista delle cose che non ti insegnano a scuola. Non ti insegnano come amare qualcuno. Non ti insegnano come diventare famoso. Non ti insegnano come essere ricco o povero. Non ti insegnano come lasciare qualcuno che non ami più. Non ti insegnano a capire cosa passa nella testa degli altri. Non ti insegnano cosa dire a qualcuno che sta morendo. Non ti insegnano niente che valga la pena sapere.” -Neil Gaiman

Già mi sembra di sentire chi dice che la scuola però deve trasmettere istruzione e per tutto il resto c’è la famiglia. È compito dei genitori occuparsi dei temi legati all’educazione, che non lo si può delegare alla scuola e che è la loro responsabilità.

Ok, sono d’accordo che la scuola non è una famiglia, che non ha questi obblighi e che è responsabilità dei genitori. Ma laddove c’è un problema, non lo si può solo scaricare sulla famiglia.

Se ad esempio, un bambino ha una difficoltà scolastica, anche se di apprendimento, si richiede l’intervento della famiglia. Se il problema è comportamentale si convoca nuovamente la famiglia.

È così per qualsiasi tipo di difficoltà che un bambino può avere a scuola. Bisogna solo augurarsi che il proprio figlio riesca a tenere sempre il passo, altrimenti per la famiglia e per il bambino incomincia un calvario decennale.

“Ho sempre pensato che la scuola fosse fatta prima di tutto dagli insegnanti. In fondo chi mi ha salvato dalla scuola se non tre o quattro insegnanti?” – Daniel Pennac

Ma come può intervenire la famiglia nelle problematiche scolastiche del figlio?

Solo stimolandolo con ogni mezzo ad impegnarsi di più, con ore di recupero, compiti supplementari, ricatti o punizioni.

La famiglia non ha conoscenza di metodi per agevolare l’apprendimento del proprio figlio. Questo tipo di problema dovrebbe essere affrontato dalla scuola e non dal genitore che è del tutto incompetente.

Il bambino a questo punto subisce un crollo definitivo. Vive un calvario fatto di inadeguatezza sia a scuola e a casa.

Si sente umiliato a scuola perché invece di essere aiutato, viene criticato e fatto sentire inadeguato attraverso i bassi voti, dato che non sta al passo con gli altri. Si sente incompreso dai genitori perché, invece di essere compreso e sostenuto, subisce anche la pressione del loro comportamento inefficace.

“Sognavo di poter un giorno fondare una scuola in cui si potesse apprendere senza annoiarsi, e si fosse stimolati a porre dei problemi e a discuterli; una scuola in cui non si dovessero sentire risposte non sollecitate a domande non poste; in cui non si dovesse studiare al fine di superare gli esami.” –  Karl Popper

È vero che la scuola non si deve occupare dell’ educazione, che è ovviamente compito del genitore, ma la scuola con il suo obbligo decennale dell’istruzione non deve interferire nella crescita emotiva e psicologica armoniosa del bambino.

Il sapere è importante, ma non lo è di più del benessere dei nostri figli. La conoscenza da sola inculcata in un piccolo essere reso insicuro delle proprie capacità, non può che rivelarsi un’enorme insuccesso.

La capacità di apprendere e di memorizzare passa attraverso il benessere psicologico e uno stato emotivo sereno del soggetto.

“Ogni istruzione seria s’acquista con la vita, non con la scuola.” – Lev Tolstoj

Se non vogliamo che i nostri alunni diventino disinteressati allo studio, che acquisiscano col tempo la cosiddetta impotenza appresa impedendo poi qualsiasi tipo di apprendimento, allora vuol dire che forse è il caso di ammettere che la scuola non è fatta a misura dei nostri bambini.

Se non vogliamo che gli insegnanti fatichino a fare lezione o che la facciano per soli due o tre soggetti in grado di ascoltarli, vuol dire che dobbiamo ammettere che forse c’è qualcosa che non va nelle modalità di insegnamento.

Se non vogliamo che il rapporto tra genitori e figli si danneggi a causa della valutazione scolastica del bambino e non per la sua reale personalità, allora dobbiamo ammettere che è una scuola che utilizza metodi non adeguati ad una crescita armoniosa dei nostri ragazzi.

“La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino, fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.” –  Maria Montessori

Abbiamo una scuola d’obbligo, che invece di essere un diritto per i bambini, un accesso al sapere, per alcuni rischia di diventare una prigione, dove sono costretti a vivere per dieci anni.

Una scuola d’obbligo poco attenta al recupero dei soggetti con difficoltà, che vorrebbe essere inclusiva ma che in realtà premia la competitività, diventa un incubo per molti alunni.

Una scuola d’obbligo che mira a istruire le nuove generazioni, non può ignorare i danni collaterali che provoca nell’affettività e nella psiche, quindi nella vita e nel futuro dei nostri bambini.

Racconta pure la tua esperienza se ti va, infatti mi piacerebbe se la riportassi nei commenti. Grazie!

Se l’articolo ti è piaciuto puoi sentirti libero/a di condividerlo. Ricordati di registrarti sul sito inserendo l’email nella sezione NEWSLETTER o di mettere like sulla pagina facebook  se vuoi ricevere i futuri articoli di bambino ideale

A presto!

Autore: Amministratore

http://bambinoideale.com/chi-sono/

Il tuo commento è utile alle persone che ci raggiungono qui per la prima volta, grazie!